I Fattori di Rischio

Nelle malattie cardiovascolari non è individuabile una causa unica. Sono noti diversi fattori che aumentano nella persona il rischio di sviluppare la malattia e predispongono l’organismo ad ammalarsi. I più importanti sono: abitudine al fumo di sigaretta, diabete, obesità, valori elevati della colesterolemia, ipertensione arteriosa e scarsa attività fisica, oltre alla familiarità alla malattia, all’età e al sesso. L’entità del rischio che ogni persona ha di sviluppare la malattia dipende dalla combinazione dei fattori di rischio o meglio dalla combinazione dei loro livelli. In Italia i dati raccolti dall’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare mostrano che in media:

  • il 30% degli uomini fuma in media 17 sigarette al giorno, contro il 21% delle donne che ne fuma 13;

  • il 34% degli uomini e il 46% delle donne non svolge alcuna attività fisica durante il tempo libero;

  • il 20% degli uomini e il 24% delle donne ha una colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl;

  • il 33% degli uomini e il 30% delle donne ha pressione arteriosa uguale o superiore a 160/95 mmHg oppure è sotto trattamento farmacologico specifico;

  • il 18% degli uomini e il 22% delle donne sono obesi;

  • l’8% degli uomini e il 6% delle donne è diabetico.


Al di là di questa fotografia generale dell’Italia, bisogna tenere presente che abitudini e comportamenti nelle diverse aree geografiche del Paese, possono determinare differenze importanti nella distribuzione dei fattori di rischio. Per esempio il tipo di alimentazione quotidiana può essere molto diversa nel Trentino rispetto alla Sicilia. O ancora: se si considera solo il diabete, si vede che a Reggio Calabria l’8% degli uomini e il 13% delle donne è portatore di questa malattia, mentre a Como questa percentuale scende al 9% fra gli uomini e al 3% fra le donne. Ecco perché conoscere e descrivere la distribuzione dei fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione, assume un ruolo chiave nella programmazione di azioni di prevenzione adeguate alle diverse esigenze. Valutare il rischio di infarto L’infarto, come la maggior parte della malattie cardiovascolari, è una patologia complessa determinata da diversi fattori, con ruoli e importanza diversa a seconda del sesso e dell’età della persona. E’ possibile stimare il rischio di andare incontro a infarto nei prossimi 5-10 anni utilizzando la carta del rischio e lo strumento per il calcolo del punteggio individuale, che assumono quindi un ruolo chiave per mettere in campo azioni di prevenzione. Le carte del rischio e il punteggio individuale presentati in questo sito rappresentano uno dei risultati raggiunti nell’ambito de il Progetto Cuore, un lavoro durato molti anni che ha visto l’Istituto superiore di sanità impegnato sul territorio in modo molto intenso: attraverso la collaborazione di molti ricercatori, medici ed ospedali, sono state seguite intere popolazioni per identificare i fattori che, in Italia, determinano il rischio d’infarto. Le carte e il punteggio individuale sono stati costruiti a partire dalla popolazione italiana, e devono essere usati sulla popolazione italiana. Infatti l’appropriatezza nell’uso di queste funzioni dipende dalle caratteristiche della popolazione che le hanno generate e degli individui ai quali vengono applicate: usare questi strumenti per calcolare il rischio di persone di altri paesi con caratteristiche diverse dal nostro, potrebbe portare a distorsioni nella stima.

Quali sono


Sotto la definizione più generale di malattie cardiovascolari, rientrano tutte le patologie a carico del cuore e dei vasi sanguini. Comprendono: cardiomiopatie, cardiopatie congenite, ipertensione arteriosa sistemica, aritmie e tumori del cuore; fra le più frequenti la cardiopatia coronarica ischemica, tra cui l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, fra cui l’ictus ischemico ed emorragico. Una delle cause principali dell’insorgere di queste malattie è l’aterosclerosi; in questa malattia gli strati interni delle pareti delle arterie diventano spessi e irregolari a causa di depositi di lipidi e colesterolo. L’ispessimento porta a una diminuzione del lume e di conseguenza alla diminuzione del flusso sanguigno. Quando il sangue scorre a fatica può formarsi un trombo o coagulo che può provocare un improvviso arresto del flusso sanguigno. L’aterosclerosi si sviluppa lentamente nel corso della vita: perciò nel momento in cui compaiono i sintomi la malattia cardiovascolare si trova già in uno stadio avanzato. Si tratta di una patologia generalizzata che può coinvolgere le arterie in diverse aree dell’organismo: in questo modo può portare all’infarto, se è localizzata a livello cardiaco, all’ictus se è localizzata a livello cerebrale o alla claudicatio intermittens, se colpisce gli arti inferiori. Il termine infarto letteralmente indica il processo di morte cellulare (necrosi) che colpisce un tessuto o una parte dell’organismo in seguito alla riduzione o all’arresto dell’afflusso di sangue in quella regione. Nel caso di infarto cardiaco o infarto del miocardio, si ha l’occlusione di una arteria coronaria o di un suo ramo, dovuta nella maggior parte dei casi, alla presenza nei vasi di placche aterosclerotiche. L’ictus identifica solitamente disturbi dei vasi sanguigni cerebrali. Può essere provocato da diversi processi, fra cui la rottura di una arteria cerebrale, con emorragia e danni al tessuto nervoso circostante, ma anche l’occlusione di una arteria in seguito a trombosi o embolia. In particolare si ha una trombosi cerebrale quando in un vaso ristretto si forma un coagulo, mentre si parla di embolia quando da una placca aterosclerotica si stacca un pezzetto di materia grassa oppure un piccolo trombo, che viene trascinato in circolo fino a bloccare un vaso più piccolo nel cervello.

Frequenza e diffusione


Attualmente in Italia il peso complessivo delle malattie cardiovascolari sul totale dei decessi è pari al 44%, di cui il 30% è dovuto all’infarto del miocardio e il 31% all’ictus: ogni anno circa 36 mila persone muoiono a causa di infarto acuto del miocardio. Valori così elevati sono dovuti all’invecchiamento della popolazione con conseguente aumento numerico degli individui di quella fascia di età più disposta ad ammalarsi e a morire per malattie di tipo degenerativo. Negli uomini la stima dei casi prevalenti nel 2000 è stata di 220.000 casi nella fascia di età compresa fra 25 e 74 anni. Si stima che ogni giorno si verifichino circa 90 nuovi casi, 1 caso ogni 16 minuti; nelle donne le ammalate sono 39.000 casi l’anno, e si stima che ogni giorno si verifichino 30 nuovi casi al giorno, quindi 1 caso ogni 48 minuti.

Come proteggersi


Nella stragrande maggioranza dei casi, malattie come infarto e ictus insorgono in modo improvviso e spesso non c’è la struttura specializzata e il tempo sufficiente per un soccorso adeguato. La prevenzione resta, dunque, l’arma più valida e importante per combattere questo tipo di patologie. Si può limitare il rischio di infarto del miocardio adottando sani stili di vita. Per questo basta: evitare il fumo. La riduzione dell’abitudine al fumo di sigaretta è uno degli obiettivi prioritari in sanità pubblica: sono dannosi alla salute sia il fumo attivo sia quello passivo una sana alimentazione e una attività fisica adeguata aiutano a mantenere ottimale il livello della colesterolemia e della pressione arteriosa avere una alimentazione bilanciata, con un’ampia varietà di cibi di origine animale e vegetale. Va ridotto il consumo di grassi, specialmente quelli saturi di origine animale e di colesterolo. Inoltre è importante aumentare il consumo di cibi ricchi di fibre, amidi, vitamine e minerali, come frutta, verdura, legumi e cereali, ma anche quello di pesce occhio alla bilancia, è importante tenere sotto controllo il proprio peso. Infatti l’indice di massa corporea (pari al peso in Kg diviso il quadrato dell’altezza in metri) deve essere inferiore a 25 Kg/m2. Per questo, accanto a una dieta bilanciata, è importante svolgere una attività fisica regolare, adeguata alle condizioni fisiche dell’individuo e allo stato di salute tenere sotto controllo il valore del colesterolo. Il valore desiderabile della colesterolemia totale è inferiore a 200 mg/dl fare attenzione alla pressione arteriosa, sia quella sistolica (massima) sia la diastolica (minima). Nelle persone adulte, il valore desiderabile di pressione sistolica è inferiore a 140 mmHg, mentre quello della distolica non deve superare i 90 mmHg.

Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare


L’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare (OEC), frutto di una collaborazione fra Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), è costituito da una rete di 51 centri ospedalieri pubblici (divisioni, servizi o centri di riabilitazione) e rappresenta una delle linee di ricerca all’interno de il Progetto Cuore. I 51 centri ospedalieri afferenti all’OEC sono dislocati in modo omogeneo su tutto il territorio italiano, in modo tale che sia mantenuto il rapporto di uno ogni milione e mezzo di abitanti, assicurandone comunque almeno uno per le regioni con popolazione inferiore. Nato nel 1998, l’OEC ha come obiettivi principali: la descrizione della distribuzione dei fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione italiana; la stima della prevalenza di condizioni ad alto rischio, cioè ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, abitudine al fumo di sigaretta, inattività fisica, obesità, diabete; la stima della prevalenza delle malattie cardiovascolari di origine arteriosclerotica, come angina pectoris, infarto miocardico, TIA (Transient Ischaemic Attack, ossia attacco ischemico transitorio cerebrale), ictus cerebrale, claudicatio intermittens e fibrillazione atriale.
Pressione arteriosa


L’ipertensione arteriosa in Italia è un problema che colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne (pressione arteriosa uguale o superiore a 160/95 mmHg, oppure trattamento farmacologico specifico). Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una situazione limite, in cui il valore della pressione sistolica è compreso fra 140 e 159 mmHg e quello della diastolica è compreso fra 90 e 95 mmHg.

  • Nord Est: negli uomini il valore medio della pressione sistolica (massima) è pari a 139 mmHg, nelle donne a 133 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione diastolica (minima) è pari a 87 mmHg, nelle donne è pari a 82 mmHg. Il 37% degli uomini e il 29% delle donne sono ipertesi; il 22% degli uomini e il 16% delle donne si trovano in una condizione a rischio.

  • Nord Ovest: negli uomini il valore medio della pressione sistolica (massima) è pari a 135 mmHg, nelle donne a 131 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione diastolica (minima) è pari a 87 mmHg, nelle donne è pari a 83 mmHg. Il 33% degli uomini e il 29% delle donne sono ipertesi; il 20% degli uomini e il 15% delle donne sono in una condizione a rischio.

  • Centro: negli uomini il valore medio della pressione sistolica (massima) è pari a 135 mmHg, nelle donne a 131 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione diastolica (minima) è pari a 84 mmHg, nelle donne è pari a 80 mmHg. Il 31% degli uomini e il 29% delle donne sono ipertesi; il 18% degli uomini e il 13% delle donne sono in una condizione a rischio.

  • Sud e Isole: negli uomini il valore medio della pressione sistolica (massima) è pari a 134 mmHg, nelle donne a 133 mmHg. Negli uomini il valore medio della pressione diastolica (minima) è pari a 85 mmHg, nelle donne è pari a 83 mmHg. Il 33% degli uomini e il 34% delle donne sono ipertesi; il 17% degli uomini e il 13% delle donne sono in una condizione a rischio.

Trattamenti contro l’ipertensione arteriosa


Nelle diverse aree geografiche variano le percentuali delle persone trattate o non trattate farmacologicamente. Sono disponibili i dati per gli uomini trattati e per le donne trattate. Familiarità per l’ipertensione arteriosa. Sono disponibili le percentuali delle donne e degli uomini che nelle diverse aree geografiche hanno familiarità con l’ipertensione arteriosa.